De l'infinito, universo e mondi
Questo testo è incompleto.
De l'infinito, universo e mondi
Giordano Bruno
saggi/dialoghi/filosofia
De l'infinito, universo e mondi
Giordano Bruno
a cura di Giovanni Gentile
Citazioni di questo testo
Questo testo fa parte della raccolta Dialoghi metafisici (Bruno, 1925)
[p. 267 modifica]GIORDANO BRUNO
NOLANO.
DE L'INFINITO, UNIVERSO E MONDI
ALL’ILLUSTRISSIMO
SIGNOR DI MAUVISSIERO
STAMPATO IN VENEZIA
Anno MDLXXXIIII
Indice
Proemiale epistola
Sonetti
Dialogo primo
Dialogo secondo
Dialogo terzo
Dialogo quarto
Dialogo quinto
Proemiale epistola
Questo testo è incompleto.
De l'infinito, universo e mondi
Giordano Bruno
saggi/dialoghi/filosofia
Giordano Bruno - De l'infinito, universo e mondi
Proemiale epistola
De l'infinito, universo e mondi
Sonetti
[p. 269 modifica]PROEMIALE EPISTOLA,
SCRITTA ALL'ILLUSTRISSIMO
SIGNOR MICHEL DI CASTELNOVO
Signor di Mauvissiero, Concressalto e di Ionvilla, Cavallier de l'ordine
del Re Cristianissimo, Conseglier del suo privato Conseglio, Capitano di
go uomini d'arme ed Ambasciator alla Serenissima Regina d'Inghilterra (1).
Se io, illustrissimo Cavalliero, contrattasse l’aratro, pascesse un
gregge, coltivasse un orto, rassettasse un vestimento, nessuno mi
guardarebbe, pochi m’osservarebono, da rari sarei ripreso e facil-
mente potrei piacere a tutti. Ma per essere delineatore del campo
de la natura; sollecito circa la pastura (2) de l’alma, vago de la coltura
(1) Nel titolo di questo libro v’ha chi intende l’?nfinito come sostantivo
a sè, e chi ne fa un aggettivo di wniverso. Cosi il WAGNER (I, p. XY),
il BartHoLMÈSS (0. c., II, 149), il BERTI (0. c., p. 185) e altri scrivono;
De l'infinito, universo e mondi; e la FRITH (0. c., p. 318): De 2° Infinito,
Universo, e Mondî. Il CARRIERE (o, c., II, 69) traduce: Veder das Unen-
dliche, das AIl und die Welteny il BRUNNBOFER (0. c., p. 37): Vom Unen-
dlichen, dem AU un dem Weltkorperny; e il LASSON (0. c., p. x1): Pom
Unendlichen, dem Weltall und den Welten. Altri (p. e., il Tocco) non
mettono la virgola dopo #nfinito, attenendosi al frontespizio del libro, qual
è riprodotto in Z. 201. E il KURLENBECK (Gesamimn:. Werke, B, III) tra-
duce: Vom wnendlichen AU und den Welten. Noi ci siamo attenuti al
primo partito, perchè effettivamente nel 1° dial. sì discorre dell’infinito,
oltreché dell’infinità dell'universo; e perché nell'edizione del 1584, curata
dal B. stesso, nell’intestazione dell'opera ivi ripetuta dopo l’Epistola proe-
miale sta scritto precisamente: Giordano Bru |no Nolano | De l'infinito,
universo, |et mondî. E nel De rer. principiis (Opera, INI, 559) il libro
latinamente è citato: De infinito et universo et mundis. Il soggetto del
libro, in ogni caso, è l’infinità dell'universo e il numero infinito dei mondi:
lo stesso soggetto più ampiamente trattato nel poema De immenso el innu-
merabilibus, seu de universo et mundis.
(2) BL: postura. Ma corrisponde a «pascere un gregge » del prec
periodo.
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de l'ingegno e dedalo circa gli abiti de l'intelletto, ecco che chi adocchiato
me minaccia, chi osservato m'assale, chi giunto mi morde, chi compreso mi vora; non
è uno, non son pochi, son molti, son quasi tutti. Se volete intendere onde sia questo,
vi dico che la caggione è l'universitade che mi dispiace, il volgo ch'odio, la
moltitudine che non mi contenta, una che m'innamora: quella per cui son libero in
suggezione, contento in pena, ricco ne la necessitade e vivo ne la morte; quella per
cui non invidio a quei che son servi nella libertà, han pena nei piaceri, son poveri ne
le ricchezze e morti ne la vita, perché nel corpo han la catena che le stringe, nel
spirto l'inferno che le deprime, ne l'alma l'errore che le ammala, ne la mente il
letargo che le uccide; non essendo magnanimità che le delibere, non longanimità che
le inalze, non splendor che le illustre, non scienza che le avvive. Indi accade che non
ritrao, come lasso, il piede da l'arduo camino; né, come desidioso, dismetto le braccia
da l'opra che si presenta; né, qual disperato, volgo le spalli al nemico che mi
contrasta; né, come abbagliato, diverto gli occhi dal divino oggetto; mentre, per il
piú, mi sento riputato sofista, piú studioso d'apparir sottile che di esser verace;
ambizioso, che piú studia di suscitar nova e falsa setta che di confirmar l'antica e
vera; ucellatore, che va procacciando splendor di gloria con porre avanti le tenebre
d'errori; spirto inquieto, che subverte gli edificii de buone discipline e si fa fondator
di machine di perversitade. Cossí, Signor, gli santi numi disperdano da me que' tutti
che ingiustamente m'odiano, cossí mi sia propicio sempre il mio Dio, cossí favorevoli
mi sieno tutti governatori del nostro mondo, cossí gli astri mi faccian tale il seme al
campo ed il campo al seme ch'appaia al mondo utile e glorioso frutto del mio lavoro
con risvegliar il spirto ed aprir il sentimento a quei che son privi di lume: come io
certissimamente non fingo e, se erro, non credo veramente errare e, parlando e
scrivendo, non disputo per amor de la vittoria per se stessa (perché ogni riputazione
e vittoria stimo nemica a Dio, vilissima e senza punto di onore, dove non è la verità),
ma per amor della vera sapienza e studio della vera contemplazione m'affatico, mi
crucio, mi tor-